Diamanti etici, i gioielli per la pace

Diamanti etici, i gioielli per la pace

Sono tante le donne che, a causa delle numerose notizie in rete pubblicate sui diamanti, credono (erroneamente) che non possa esserci un’eticità in questo settore. Oggi, prima di acquistare un diamante se ne verifica la purezza, il colore, il valore e la certificazione. Quest’ultima, in particolare, è garanzia di trasparenza dei cosiddetti diamanti etici

Ma da cosa deriva questa curiosa denominazione? Facciamo un passo indietro nella storia per comprendere gli sviluppi di questo tema così importante.

Grazie alla cooperazione tra Onu, multinazionali produttrici di diamanti e governi di Paesi produttori, nel 2002 a Interlaken è stato stipulato il KPCS, Kimberley Process Certification Scheme, ovvero il protocollo internazionale firmato da oltre 37 stati con l’obiettivo di garantire un serrato controllo sull’area geografica di provenienza dei diamanti. E' così che è possibile prevenirne un uso commerciale improprio e finalizzato, ad esempio, al finanziamento di guerre civili.

L’accordo di responsabilità sociale è nato proprio per fronteggiare il traffico illegale di "blood diamonds” (diamanti insanguinati) nelle aree politicamente instabili. E' infatti in questi paesi, dove la pace è estremamente fragile, che il diamante, che non ha alcuna colpa, può essere asservito a scopi bellici o attività terroristiche. 

La crescente consapevolezza dei rischi che i diamanti possono correre, se gestiti da mani sbagliate, ha ispirato persino un film di successo: “Blood diamond”, diretto da Edward Zwick e interpretato magistralmente da Leonardo Di Caprio, che nell'avvincente trama è il cinico mercenario Danny Archer, contrabbandiere di diamanti tra Sierra Leone e Liberia.

Blood Diamond

Danny Archer (Leonardo Di Caprio) nel film "Blood Diamond"

3 requisiti essenziali nella politica del Kimberley Process

Per far parte della lista dei paesi membri del Kimberley Process è necessario che siano rispettati 3 requisiti:

  1. I diamanti, provenienti dal paese membro, non siano destinati al finanziamento di guerriglie o organizzazioni che mirano a rovesciare il governo riconosciuto dall’ONU;
  2. Ogni diamante deve essere certificato nel rispetto dello schema del Kimberley Process;
  3. Nessun diamante può essere “importato da” o “esportato verso” un paese che non sia membro del Kimberley Process.

I diamanti etici vengono dunque commercializzati nel pieno rispetto della dignità umana, dei diritti di ogni individuo e nel rispetto ambientale. Volendo usare un eufemismo, potremmo definirli  “preziosi per la pace”, giacché hanno posto fine al sistema di sfruttamento e violazione dei diritti umani che spesso si associa a risorse naturali di così alto valore.

Principi rispettati dal brand di gioielli Romano Diamonds che propone esclusivamente  diamanti certificati ed estratti da miniere in aree geografiche dove non sono presenti crisi di natura bellica. La società milanese, fondata e diretta da Marco Romano, è una sorta di atelier del diamante dove ogni pietra dispone di una chiara provenienza tracciata e certificata.

Diamanti certificati ed etici

La certificazione, rilasciata dagli istituti gemmologici internazionali (G.I.A, I.G.I. H.R.D), rappresenta una carta d’identità della pietra. L’acquisto di diamanti certificati etici costituisce perciò un’opportunità di investimento sicuro di un bene prezioso di alto valore.

Chi acquista un gioiello con diamanti certificati, non solo si assicura un prodotto etico, ma ha la certezza di aver acquistato un bene prezioso il cui valore resterà immutato nel tempo.

Diamanti etici certificati-Romano Diamonds